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Neville - Opere complete e scritti inediti Vol. 1

Finalmente anche in Italia l'intera bibliografia di uno dei più grandi maestri spirituali di sempre.

Neville Goddard (nato il 15 febbraio 1905 a Barbados) è uno dei più importanti precursori di tutto quel movimento metafisico conosciuto come New Thought, che si è poi evoluto nella moderna e incompresa, Legge di Attrazione. Neville ha passato la sua vita a trasmettere i principi esoterici della realtà dopo averli vissuti in prima persona.

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I sei passi per superare una perdita o un abbandono

  • da Francesco Giacovazzo
  • Guarigione

Il dolore causato dalla perdita o dall’abbandono, è una delle emozioni più difficili da gestire.

Viviamo l’esperienza della perdita molte volte nella vita sotto diverse forme che possono andare dalla fine di una relazione sentimentale, al cambio di lavoro, al pensionamento, alla morte dei nostri genitori, fino alla perdita della fertilità, dei soldi o della casa. La maggior parte di noi è stata condizionata credere che esprimere certi  sentimenti costituisca un fattore di debolezza.

Una perdita, di qualsiasi genere, è una specie di morte, un lutto  che richiede tempo e spazio per guarire.

Se non ci permettiamo di elaborare questo dolore rischiamo di soffocarlo nel nostro inconscio dove, senza rendercene conto, andrà a contaminare  altri aspetti della nostra vita. E questo è il motivo per cui molta gente vive circondata da una nuvola di negatività che li porta a indugiare nelle lamentele, nei pettegolezzi, nei rancori fino a cadere preda della depressione e delle malattie.

Esiste un protocollo per affrontare il dolore della perdita?

Non ufficialmente, ma la terapeuta Donna Lancaster ha tracciato sei passi che hanno aiutato molti dei suoi pazienti a superare il trauma del lutto e che voglio condividere con voi.

1.Onestà: per prima cosa bisogna ammettere a se stessi e alle persone fidate i sentimenti che provate. Guai ad ignorarli o a negarli: si rischia di cronicizzarli.

2.Tempo e Spazio: occorre concedersi il tempo e lo spazio necessari per gestire la perdita. Esattamente come ci fermiamo e  ci riposiamo quando siamo malati, dovremmo fare la stessa cosa quando stiamo soffrendo per la perdita di qualcosa. Molti terapeuti consigliano il contrario, ossia impegnarsi in un’attività per distrarsi dalla sofferenza. Ma questa è solo una soluzione a breve termine che  allunga il processo di elaborazione invece di attuarlo. Se è possibile, è giusto concedersi un periodo di pausa dal lavoro per “lavorare” sul proprio dolore accompagnati magari da un terapista o semplicemente da una o più persone con cui ci sentiamo a nostro agio.

3.Permesso: il dolore è costituito da tre sentimenti principali: tristezza, rabbia e paura.

Tristezza per qualcosa o per qualcuno che non c’è più.

Rabbia per la mancata accettazione dell’accaduto.

 Paura, che il nostro dolore non passi più.

È indispensabile passare attraverso tutti questi sentimenti nel momento in cui si manifestano per superarli.

  1. Espressione: scrivere una lettera a chi non c’è più è un ottimo espediente per esprimere l’indicibile, e mettere a nudo i propri sentimenti. Una volta scritta, può essere molto terapeutico leggerla ad alta voce ad un amico che deve soltanto ascoltare. Questo è un modo per dare un ultimo saluto e prendere coscienza che chi non c’è più è sempre presente nei nostri cuori.
  2. Corpo: tutti i dolori si insediano tra le cellule del nostro corpo. Per favorire il processo di guarigione è indispensabile usare il corpo e la voce per sbloccare in modo profondo le emozioni intrappolate dentro di noi. Passeggiare, ballare, respirare, fare yoga, prendere a pugni un cuscino sono tutte modalità di espressione attraverso il corpo. Anche il contatto fisico aiuta molto: le coccole, gli abbracci e fare dei massaggi sono modi molto gentili e piacevoli per andare a smuovere gli strati di dolore incastrati nei nostri muscoli.
  3. Connessione: sebbene il processo di elaborazione sia un percorso solitario, è importante circondarsi da persone che ci vogliono bene e che rispettano i nostri spazi. Alterniamo a momenti di silenzio e solitudine la compagnia di amici e famigliari che ci aiutano a rinnovare sentimenti di amore, fiducia, lealtà e amicizia. Uno sguardo amorevole e un orecchio sempre pronto ad ascoltare curano più di qualsiasi medicina.

Per chiudere, mi piace pensare che le nostre ferite sono gli accessi preferenziali alla compassione e all’amore che profondamente siamo.

 

Francesco Giacovazzo

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